CASILINA: COME ADEGUARE IL “TRANVETTO” A METÀ PREZZO
Pubblicato in Comunicati Stampa · Martedì 05 Mag 2026 · 4 minuti
Foto Marzio Montebello
AMMODERNARE LA LINEA CON MINORE COSTO E SENZA INTERRUZIONE DEL SERVIZIO È POSSIBILE
Per la ferrovia Roma-Giardinetti, chiusa dal 4 marzo scorso per incidente, tra i disagi, le proteste dei residenti del quadrante Prenestino-Labicano e una mobilità paralizzata, si prepara un oscuro destino di dismissione. La potenziale tranvia veloce della via Casilina esiste già ed è proprio questa linea che, con un investimento di meno della metà della stima prevista per la linea G dal governo Conte bis, potrebbe costituire la vera alternativa al progetto approvato dall’amministrazione capitolina. Per questo Italia Nostra Roma chiede chiarezza e propone un tavolo di confronto con le istituzioni competenti, affinché si arrivi a una soluzione condivisa e rispettosa delle molteplici esigenze.
Con costi più contenuti, rispetto ai 268 milioni previsti e in “continuità di esercizio” ovvero senza nefaste interruzioni di collegamento, per lo storico e iconico “tranvetto” tanto caro ai romani, esiste un progetto, bocciato dal ministero delle Infrastrutture e trasporti (Mit) governo Conte bis, che prevede il rinnovo integrale della linea, con la dotazione di 22 nuovi convogli a pianale basso tipo “Urbos” (veicoli a rotaia leggeri e all’avanguardia costruiti in Spagna) l’adeguamento dei depositi-officine e in più l’estensione delle corse di 500 metri a Termini e di 3,5 chilometri a Tor Vergata, assicurando una maggiore vicinanza allo scalo ferroviario e all’ingresso dell’omonimo Policlinico.
Una operazione realizzabile mantenendo l’attuale scartamento da 950 millimetri – distanza tra un binario e l’altro presente attualmente in numerosi Paesi del mondo – rispetto agli ordinari 1445, motivo per cui si è bloccato il finanziamento Mit. Si invoca la cosiddetta “interoperabilità”, ovvero la connessione con la futura tranvia in costruzione su viale Togliatti, con un costo doppio e altrettanto elevati costi sociali, in termini di una vera e propria catastrofe della mobilità per migliaia di utenti dei quartieri di Roma Est, che non fanno passare giorno senza protestare per i disagi derivanti dalla interruzione della storica tranvia.
Per non parlare del potenziale danno erariale: si vuole ricostruire una infrastruttura tal quale alla precedente, smobilitando la prima e adducendo quale motivazione il diverso scartamento dei binari, quando si hanno prove tangibili, in ogni parte del globo, che lo “scartamento ridotto” funziona perfettamente senza creare alcun problema. Italia Nostra Roma si chiede, e chiede alle competenti istituzioni se esista, previa analisi dei costi diretti e indiretti, giustificazione tecnico-economica della scelta a favore dello scartamento ordinario, con tutte le elencate criticità che questo comporta.
Ansfisa, l’agenzia nazionale per la sicurezza di ferrovie e infrastrutture, avrebbe chiesto lavori di adeguamento dell’attuale tranvia pari a 20 milioni: nulla di paragonabile alla stima di investimento del doppio per la faraonica linea G che, a essere ottimisti, potrebbe vedere la luce non prima di cinque anni, senza alcuna giustificazione tecnica per la nefasta interruzione di un servizio su ferro, determinante per collegare gli sfavoriti quartieri di Roma Est in 20 minuti alla stazione Termini e alle linee metro A e B.
Ai cittadini interessa riavere subito la loro amata linea, un patrimonio storico, testimonianza di archeologia industriale da tutelare, valorizzare, da non cancellare senza alcun reale beneficio trasportistico. Italia Nostra Roma ritiene che la sospensione del “tranvetto” non sia un problema tecnico ma un tema politico. Si nomini perciò un commissario straordinario, che tolga d’impaccio la politica e che sia, possibilmente, ‘Esperto di esercizio’.
