Vai ai contenuti
Salta menù
Sezione di Roma

FORLANINI: DIECI DOMANDE ALLE ISTITUZIONI

Italia Nostra Roma
Pubblicato in News · Domenica 05 Apr 2026 · Tempo di lettura 4:00
Tags: OspedaliStoriciOspedaleForlanini
DUBBI SUL VALORE STIMATO PER LA VENDITA PERCHÉ RIFERITO A UNA PREVISIONE ORMAI DECADUTA

Demanio, dal latino dominium, è l’insieme di tutti i beni inalienabili e imprescrittibili che appartengono allo Stato. Un elenco nutrito, di cui fanno parte intere porzioni di territorio: mare, spiagge, fiumi, laghi, strade e via elencando. Tra i beni appartenenti, figurano anche gli immobili riconosciuti d'interesse storico e tra questi rientra il complesso “Carlo Forlanini”, un tempo ospedale romano, chiuso dalla Regione Lazio il 30 giugno 2015 e trasferito da questa al Demanio statale, con un emendamento al Decreto anticipi collegato alla legge Finanziaria 2026.

Un’operazione complessa, anticipata da un’intesa siglata tra lo Stato italiano e la Santa Sede, l’8 febbraio 2024, in cui si individua il Forlanini quale possibile, futura sede del Bambino Gesù che trasferirebbe in quell’immobile i suoi reparti di Pediatria del Gianicolo, previa una complessa ristrutturazione, finanziata dall’Inail con un considerevole investimento, pari più o meno a 600 milioni.
 
Una manovra realizzata quasi in sordina, sebbene da anni se ne parli, che si fonda sulla possibilità consentita dalla fine degli anni Novanta, di alienare il patrimonio pubblico per realizzare profitti risanando le casse statali perennemente in rosso. È un artifizio giuridico per consentire la trattativa tra due Stati, superando il vincolo d’inalienabilità del bene, stabilito nel documento di “Classificazione degli immobili regionali”, redatto nel 2014 e prodotto dal tavolo di lavoro Regione Lazio-Agenzia del Demanio.
 
Un documento destinato a razionalizzare il patrimonio regionale, composto da circa 15mila unità immobiliari pari a un valore di 1,4 miliardi, da “valorizzare con la messa a reddito, finalizzando le entrate per ridurre il debito e alleggerire il carico fiscale dei residenti nel Lazio”.

Una delibera programmatoria, con cui si suddividono i compendi di proprietà regionale in nove gruppi e, tra questi, il Forlanini fu inserito nel “Gruppo 5 progetti speciali”, con il proposito - è scritto nel documento – “di avviare percorsi specifici per garantirne il miglior uso e la massima valorizzazione”.

Per tale motivo, si procedette a una stima del bene il cui valore iniziale era pari a 278 milioni ridotti poi dallo stesso Demanio, inspiegabilmente a 70. Una riduzione di valore da cui, il verbale stilato dalla Commissione per la verifica di congruità delle valutazioni tecnico-economico-estimative della stessa Agenzia del Demanio, prende le distanze, dichiarando nelle conclusioni che “il presente parere è espresso limitatamente all’unica ipotesi di trasformazione del compendio a destinazione terziaria pubblica”, ovvero nella destinazione a “Cittadella della Pubblica amministrazione”, una delle numerose ipotesi di riconversione messe in campo dalla giunta guidata all’epoca da Nicola Zingaretti poi decadute.

A tale proposito, avanziamo alcuni quesiti al Demanio, perché i dubbi sollevati dalla “Operazione Vaticano” sono numerosi:
  1. Considerata la possibile destinazione del Forlanini a ospedale pediatrico, è ancora valida la stima demaniale di 70 milioni, riferita a una diversa trasformazione del complesso?
  2. Come mai non è stato possibile, ai fini della valutazione, differenziare gli edifici tra quelli recuperabili e quelli effettivamente compromessi?
  3. Perché è stata scartata a priori la possibilità di un utilizzo graduale dell’edificio per sopperire a urgenti necessità di salute pubblica (es. ricoveri per Covid)?
  4. Ė stata interpellata la Camera di commercio per una valutazione comparata con il valore di complessi analoghi?
  5. Sono state prese in considerazione le norme UNI, che definiscono i criteri oggettivi, i metodi e le competenze professionali necessarie per ottenere stime accurate e trasparenti?
  6. Ė stata prodotta una ricerca su analoghe strutture dismesse rifunzionalizzate alla medesima destinazione d’uso?
  7. Ė stata effettuata un’analisi costi/benefici con riferimento agli effetti della dismissione, in termini di depauperamento della sanità pubblica?
  8. Ė stata valutata la incidenza di canoni passivi impegnati dalla Regione Lazio per affitti di locali destinati a funzioni sanitarie (es. uffici e servizi Asl Roma 3)?
  9. Sono stati considerati i costi indiretti gravanti sul Servizio sanitario regionale, relativi al sovraffollamento di pronto soccorso e reparti di ospedale?
  10. Perché fu scartato a priori l’impiego di fondi dedicati all’edilizia sanitaria (es. articolo 20 legge 67/88 sull’edilizia sanitaria) per ristrutturare il complesso?

Sono quesiti che meritano una risposta, specie per i cittadini del Lazio che, con la valorizzazione e messa a reddito del complesso, avrebbero potuto beneficiare di una riduzione della elevata pressione fiscale.


Torna ai contenuti