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Sezione di Roma

NO ALL’ARCHEOSTAZIONE CHIESA NUOVA. SUBITO UNA MORATORIA

Italia Nostra Roma
Pubblicato in Eventi · Venerdì 20 Mar 2026 · Tempo di lettura 5:30
Tags: PiazzaDellaChiesaNuova
Siamo in apprensione per l’apertura del cantiere della tratta T2 della Metro C, in pieno centro storico. Italia Nostra Roma già in passato si era opposta con fermezza all’idea di sventrare un’area che rappresenta un libro di storia unico e fragile. Pensavamo che una nuova linea di metropolitana avrebbe dovuto essere tangenziale e abbracciare insieme tutta la periferia, dove peraltro, nel frattempo, molte attività economiche si andavano trasferendo, in linea con la concezione delle centralità periferiche voluta dal nuovo PRG del 2008. Ma questa ormai è acqua passata, e a Roma contestare la realizzazione di nuove linee di metropolitana non porta alleati. Eppure i numeri degli utenti nella nuova stazione Colosseo, considerando che alcuni di loro, sull’onda della novità, entrano solo per visitare la stazione, non sono esaltanti. Almeno per ora i numeri della linea C sono poco più di 1/3 della linea B, mentre la linea A ha numeri irraggiungibili. In futuro, con il completamento della linea, certamente gli utenti della C aumenteranno. Vedremo se ne sarà valsa la pena.
 
La nuova stazione Colosseo è molto reclamizzata come “archeostazione” ma a noi pare che la funzione museale inserita in una funzione trasportistica si impoverisca della sua missione scientifica e didattica.

Ma a provocare l’inquietudine è quel che accade dopo Colosseo, a partire dalla stazione successiva, a distanza sin troppo ravvicinata, di piazza Venezia: ancora una mega archeostazione addirittura a tre uscite e futuro snodo d’incontro con la linea D, anch’essa che andrà sempre ad attraversare il centro storico.
 
Le stazioni di Chiesa Nuova e Piazza Pia/Castel Sant’Angelo - archeostazioni pure loro - sono quelle più preoccupanti. Tra l’altro, almeno fino a tempi recenti, con qualche perdurante incertezza sul tracciato, nonostante la sua progettazione risalga a più di 30 anni fa. Inizialmente, infatti, la stazione Chiesa Nuova sembrava fosse destinata ad essere cancellata proprio a causa del suo impatto inaccettabile, poi, in tempi recenti, il progetto di realizzare tale stazione torna in auge, ma nel maggio 2024 il Consiglio Comunale, all’unanimità, vota una mozione per spostarla in area “più baricentrica” e più funzionale ai fini della raccolta di utenti, e si pensa a piazza San Pantaleo.

I finanziamenti però impongono un’accelerazione e non si vuole perdere tempo con la variante richiesta dai consiglieri comunali. E oggi siamo all'apertura dei cantieri nel cuore della Roma rinascimentale, barocca e umbertina. In particolare piazza della Chiesa Nuova che da scrigno d’arte rischia di diventare una sorta di volume tecnico con pozzi e griglie d’areazione e ben due scale mobili piazzate di fronte a monumenti di pregio quali la Chiesa Nuova e l’Oratorio dei Filippini, capolavoro del Borromini, sede di una gloriosa Biblioteca, la Vallicelliana, dell’Istituto storico del Medioevo, della Casa delle Letterature. La tutela di tali beni deve essere un imperativo per tutti, in primo luogo per la Soprintendenza Statale e la Sovrintendenza Capitolina, custodi dell’art. 9 della Costituzione, del Sindaco di Roma, e di tutta l’Amministrazione comunale, non solo per il loro valore architettonico e culturale, ma anche religioso, poiché colpisce la comunità dei fedeli di oggi e di ieri, tradendo la Memoria di San Filippo Neri.

E le prime vittime cadute sotto i colpi brutali del cantiere sono state le alberature centenarie, le paulonie di piazza della Chiesa Nuova, poi i lecci di Mazzini lasciando i cittadini scioccati.

Italia Nostra Roma, insieme ad associazioni del Centro storico e associazioni trasportistiche, nei giorni scorsi, ha inviato una lettera appello al Sindaco per chiedere una moratoria del cantiere Chiesa Nuova affinché si cerchino soluzioni che evitino di metterne a rischio i suoi beni artistici e cultuali così come, altrettanto essenziale, è la considerazione della non sostenibilità della compresenza di ben tre cantieri molto invasivi su un tratto di appena poco più di 2 km.

C’è da aggiungere infatti che il già appaltato tram TVA, con il suo tracciato dal Vaticano a Largo Argentina, per congiungersi con la linea 8 e arrivare fino a Termini, risponderebbe alle esigenze di mobilità presenti e future del quadrante, attenuando gli effetti devastanti di un cantiere della metro su Corso Vittorio che va ad occupare da palazzo Avogadro Martel, al Giardino di Piazza Sforza Cesarini in lunghezza e in larghezza dalla carreggiata a tutto il piazzale della Chiesa Nuova (considerando anche la logistica dei servizi al cantiere).

L’invito rivolto all’Amministrazione se non sia da preferire un momento di riflessione sulle priorità di spesa, e dei lavori fattibili nell’immediato tra Metro C e Tranvia TVA, si basa su un semplice principio prudenziale.

Perché dare priorità ad un’opera che vedremo fra dieci e più anni invece che a quella che sarebbe operativa in tre? Meglio lavorare in superficie sulla realizzazione della meno invasiva e problematica TVA.  La “moratoria” del resto è insita nella stessa tempistica prevista dal Progetto definitivo per il necessario consolidamento, prima dello scavo, dell’Oratorio dei Filippini e della Chiesa Nuova.

Le motivazioni delle “archeostazioni” non sono culturali ma ingegneristiche. Come è evidente dai video rendering diffusi in questi giorni dall’Amministrazione, la soluzione adottata è quella di infilare nello scavo un enorme scatolone, come un grattacielo capovolto. I reperti archeologici servono per riempire gli spazi. Noi preferiremmo una stazione molto meno invasiva per la stazione con le ricchezze archeologiche esposte nei musei.

Da notare, inoltre, anche l’irrazionalità di una stazione Mazzini, detta “Clodio - Mazzini”, che con Clodio non ha nulla a che fare, e si colloca a meno di 500 metri da Ottaviano. E ancora la incomprensibile scelta del tracciato T1 per cui, per arrivare a Farnesina, deve attraversare due volte il Tevere.

Italia Nostra Roma è tra le associazioni promotrici di un Sit-In sabato 21 Marzo dalla 11,30 contro le archeostazioni, a partire da Chiesa Nuova per dire “Metro sì ma non così”.

Unitevi a noi!
 
Per dare più forza alla richiesta di moratoria, è stata lanciata anche una petizione che Vi chiediamo di firmare e condividere tra i Vostri conoscenti






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