QUALE FUTURO PER IL MUSEO NAZIONALE ROMANO?
Se fossimo in Egitto potremmo pensare alla Maledizione di Tutankhamon! Ma siamo a Roma e forse potremmo ricorrere ad Anna Perenna e alle sue defixiones: perché diciamo questo?
Perché l’area che gravita attorno alla Piazza dell’Esedra, all’ex Planetario, alla via Cernaia occupata in gran parte dagli immensi resti delle Terme di Diocleziano, le più grandi e ricche di tutta Roma pur essendo un punto strategicamente fondamentale per l’approccio alla zona archeologica e monumentale del centro è da sempre trascurata e negletta pur ospitando la parte “storica” del Museo Nazionale Romano con il Grande Chiostro (detto di Michelangelo) e il Piccolo Chiostro della Certosa di Santa Maria degli Angeli.
Come al solito furono I Papi ad avere una grande visione per la Caput Mundi collocando la Stazione detta di Termini (dalle Terme naturalmente, non come ignorano i più) proprio qui facendone una vera e propria “Porta di Roma” per chi arrivava nella città Santa.
È nella zona di via Cernaia che abbiamo il primo “nodo” (il “Nodo di San Bernardo”!), la strada che taglia in due parti la Palestra Occidentale delle Terme. L’idea del ricongiungimento è una lunga storia che risale addirittura a Corrado Ricci che proponeva la eliminazione della via come già aveva auspicato addirittura il Barone di Haussmann, il prefetto dei Grand Boulevard Parigini, che invece per Roma consigliava un atteggiamento rispettoso delle preesistenze nell’Area Centrale.
Nel tempo questa ricomposizione non è avvenuta in quanto non vi era la disponibilità “giuridica” dell’edificio, che solo successivamente è stata consegnato dal Demanio al Museo.
In questi ultimi tempi si è visto l’inizio di lavori che interessano l’edificio dell’ex Magistero che fanno riferimento ad un appalto integrato il cui oggetto è la:
PROGETTAZIONE ESECUTIVA ED ESECUZIONE DEI LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE EX GRANAIO GREGORIANO PER ACCOGLIENZA E ORIENTAMENTO DEI PELLEGRINI - Intervento n. 156 del Programma degli Interventi del Giubileo della Chiesa Cattolica 2025
Appare quantomeno sorprendente che si inizino dei lavori, la cui durata sembra essere di almeno due anni, avente come oggetto “l’accoglienza e l’orientamento dei Pellegrini” quando il Giubileo è praticamente finito; più grave è l’evidente destinazione d’uso totalmente “estranea” alle esigenze e richieste del Museo.
Nella zona antistante l’Aula Ottagona che attualmente ospita il Museo dell’Arte Salvata, in corrispondenza del piccolo parcheggio recentemente eliminato vi è un’importante preesistenza sconosciuta ai più, cioè il tempio della Dinastia degli imperatori Flavi iI “Templum Gentis Flaviae”.

La localizzazione dell’edificio è stata riconosciuta con sicurezza in seguito a studi recenti in base alle fonti antiche e soprattutto a scoperte archeologiche. Nel 1901, al momento della realizzazione di Piazza della Repubblica venne recuperato un gigantesco ritratto marmoreo di Tito, alto 2.00 mt ora al Museo Archeologico di Napoli, il MANN che doveva appartenere a una statua di circa 10 m di altezza che poteva provenire solo dal tempio.
La struttura era quindi contemporaneamente tempio e luogo di sepoltura dei Flavi ma nonostante le segnalazioni fatte di questa importantissima presenza non si è voluto o potuto procedere ai saggi necessari facilmente eseguibili nella fase di realizzazione della sistemazione dell’area: unico vantaggio la pedonalizzazione dell’area antistante il Planetario e alle Olearie.
La presentazione del progetto avrebbe bisogno di uno spazio molto più ampio per l’esposizione, ma nella sintesi, è importante evidenziare che l’eliminazione della via Cernaia consentirebbe non solo di riunificare le Terme ma anche di:
- collegare l’ex Planetario (Aula Ottagona delle Terme) e l’adiacente aula di S. Isidoro al resto del complesso recuperandole al Museo in un percorso continuo dal Chiostro di Michelangelo, al giardino delle casette di Certosini alle “Olearie”, consentendo, nel contempo la messa in luce di parti importanti del mosaico della palestra settentrionale che si trovano sotto la strada che, ricordiamo, è stata realizzata a una quota superiore al piano della palestra termale

- La possibilità del recupero di parte del mosaico della palestra deriva dall’analisi di un importante studio condotto da Elettra Santucci e Leonardo Lombardo relativo agli impianti tecnici delle Terme ed in particolare al sistema dei condotti presenti nella zona di via Cernaia che, insieme alla conoscenza delle fognature di epoca ottocentesca e successive ci hanno portati a considerare la possibilità della presenza ancora di ampie zone della pavimentazione musiva. Attualmente la zona, non fruita dal pubblico, è abbandonata;

- eliminare le attuali barriere architettoniche dovute alle differenze di quota esistenti mediante la realizzazione di un elevatore che colleghi la quota della palestra a quella del Planetario e della via Cernaia e procedere alla demolizione dell’”Aula di Musica” dell’ex “Magistero” per rimettere in luce le strutture termali sottostanti.
L’ultima operazione dovrebbe necessariamente essere quella dell’acquisizione definitiva al Museo Nazionale Romano del corpo di fabbrica dell’ex Magistero sovrastante le “Olearie” (come detto precedentemente) che il Demanio aveva consegnato al Museo che poi lo ha dato in uso alla Terza Università. Quest’acquisizione consentirebbe, oltre a completare la riconnessione del complesso monumentale delle Terme di Diocleziano, di reperire gli spazi necessari al Museo per depositi visitabili dal pubblico e dagli studiosi, sale di studio e consultazione dei materiali archeologici, laboratori di restauro ecc. che oggi mancano completamente.
Gli spazi di deposito, in un Museo come l’Archeologico di Roma, debbono essere molto più ampi degli spazi espositivi, consentendo quindi nel contempo di restaurare le strutture e ordinare e preparare i materiali di volta in volta destinati all’esposizione consentendo così la completa fruizione dei reperti “sepolti” nei depositi.
Naturalmente tutte queste ipotesi avrebbero dovuto essere oggetto di confronto con il Comune di Roma, tenendo ben presente che la via Parigi che è un viadotto sulle strutture termali, fu creata proprio per consentire l’eliminazione del primo tratto di Via Cernaia.
Il Progetto, quindi, presenterebbe innegabili vantaggi non soltanto per la comprensione delle successive stratificazioni che fanno delle Terme di Diocleziano, uno dei più affascinanti monumenti esistenti al mondo, ma anche per il museo e per la vivibilità e qualità ambientale di tutto il “Nodo di San Bernardo.
Ultima, ma importantissima considerazione che concede una speranza alla realizzazione di un progetto “di un secolo”, è la recente nomina di un nuovo direttore alla guida del Museo che siamo certi vorrà legare il suo nome ad un progetto di così grande respiro e così importante per la valorizzazione storica ed urbanistica dei luoghi.
