TORNIAMO A PARLARE DELL’OSPEDALE FORLANINI
Torniamo a parlare dell’ospedale Forlanini a cui Italia Nostra Roma ha dedicato un convegno all’interno della campagna nazionale dedicata agli edifici pubblici realizzati nel nostro Paese dall'Unità d'Italia al 1980.
Tra i relatori, l’avvocato Giuseppe Libutti, l’urbanista Paolo Berdini, il prof. Massimo Martelli, la dott.ssa revisore dei conti, Manuela Stefoni.
Tutti gli interventi hanno sottolineato come quella per il Forlanini sia una battaglia fondamentale per il futuro della città e per la tutela dei suoi spazi pubblici. Sono state segnalate vari lavori di ricerca e tesi sui sanatori degli ultimi anni, in particolare uno studio del Politecnico di Milano condotto dall’architetto Del Turco che, nella sua ricognizione, ha ben messo in evidenza la straordinarietà del complesso del Forlanini come un modello di ospedale.
La proprietà pubblica deve avere una funzione sociale e va difesa! La sanità pubblica va difesa! Ad esempio con il Covid abbiamo scoperto che non avevamo sufficienti posti in terapia intensiva. Nel Lazio il 49% delle strutture sanitarie sono private accreditate, dunque il denaro pubblico viene trasferito ai privati. Il Forlanini, all’opposto, fu realizzato con donazioni degli industriali (evidentemente che avevano a cuore di prevenire la morte degli operai a causa di una malattia allora diffusissima). All’ epoca i privati raccoglievano soldi da versare ad una struttura pubblica. Un altro mondo!
È stato poi evidenziato che quando chiude un ospedale storico come il Forlanini non perdiamo solo un patrimonio artistico ma anche un patrimonio immateriale, fatto di sofferenza, dolore, ma anche di speranze. Il Forlanini contiene un valore altissimo di testimonianza.
LA STORIA
Il complesso ospedaliero monumentale fu costruito a partire dalla fine degli anni ‘20 e ultimato nel 1934 per la cura della tubercolosi e delle malattie polmonari. Con una estensione di 280.000 metri quadrati era il più grande ospedale al mondo, un’opera pubblica straordinaria che comprendeva, oltre ai 14 padiglioni, la farmacia; il Museo anatomico; due chiese una delle quali è la Chiesa del Santissimo Crocifisso, che conserva le reliquie di San Giuseppe Moscati, medico dei poveri del primo Novecento; due teatri; un cinema; un’aula magna; campi di bocce; biliardi; scuole per bambini; barbiere; parrucchiere e, soprattutto, un grande Parco di 21 ettari con funzione terapeutica, dove furono piantati migliaia di alberi ad alto fusto tra i quali diverse essenze esotiche balsamiche. Caratteristica del complesso, le grandi verande in cui i malati praticavano l’elioterapia.
La planimetria a ferro di cavallo del sanatorio - unica in Italia e seconda in Europa soltanto alla Hufeisensiedlung di Berlino - assicurava aria e luce per le camere dei circa 2000 degenti (arrivarono al numero record di 4000). Rappresentò una eccellenza nazionale per il ricovero, l’isolamento, la cura di malati altamente contagiosi.
Un istituto modello dove si puntava al benessere del malato in tutte le sue forme, materiali, spirituali e psicologiche, la cui realizzazione fu affidata agli ingegneri Ugo Giovannozzi, per la parte artistica, e a Giulio Marconigi e Ferdinando Poggi per la parte tecnica.
UN BENE PUBBLICO VINCOLATO
Il Mibact nel 2015 si è espresso con specifico decreto di vincolo per il valore storico e artistico del complesso.
Negli ampi atri posti all’ingresso di questo modello di architettura socio sanitaria, spiccano per pregio i bassorilievi di Arrigo Minerbi – lo scultore amico di Gabriele D’Annunzio – che illustrano scene di lavoro e di vita familiare. Le architetture sono così scenografiche che ancora oggi spesso è scelto come location per documentari e film. Piero Angela ambientò dentro il Forlanini un episodio dei suoi programmi divulgativi, che aveva per tema l’assistenza in un ospedale degli anni Trenta. Nell’agosto 2011 Woody Allen ha visitato il Forlanini ed è rimasto molto colpito dalla sua bellezza architettonica.
Il Museo anatomico raccoglie più di 2.000 reperti. Sorto nel 1941 per volontà del prof. Eugenio Morelli, allievo di Carlo Forlanini, fino a qualche anno fa veniva visitato da studiosi e studenti di medicina ma oggi è a serio rischio di deterioramento e dissoluzione.
Costituito da diverse sale d’esposizione disposte su una superficie di circa 1200 metri quadrati, si articola in 4 sezioni principali: anatomia umana normale, anatomia patologica, anatomia radiologica e anatomia chirurgica.
L’esistenza di preparati relativi a quadri patologici, specie in campo tubercolare, non più riscontrabili attualmente, conferisce al museo enorme valore storico, didattico e scientifico.
Per quanto riguarda il Parco del Forlanini, secondo diversi naturalisti costituisce ancor oggi un palinsesto storico-botanico di altissimo pregio. Occorre ricordare che alla fine degli anni ’80, nel parco dell’ospedale Forlanini si svolgeva l’unica prova italiana del Super-prestige Internazionale di Ciclocross, il “Gran Premio Spallanzani di Ciclocross” (gara inizialmente solo nazionale, che appunto si svolgeva nello sterrato alle spalle dell’ospedale Spallanzani), al quale partecipavano i migliori specialisti del mondo. La prova fu vinta più volte anche da vari campioni del mondo quali, ad es. il belga Roland Liboton ed il ceco Radomir Simunek.
UN MODELLO
Il Sanatorio, inizialmente intitolato a Benito Mussolini e poi a Carlo Forlanini, medico e inventore del pneumotorace, tecnica che salvò moltissimi tubercolotici, è stato un modello avanzatissimo di tecnologia e automazione. Il trasporto dei materiali (fossero biancheria, merci, strumenti, cibo) ad esempio, avveniva per mezzo di una fitta rete di carrelli a cremagliera coordinati da un sistema a bottoneria: come una sorta di trenini elettrici che smistavano il necessario lungo un percorso di 3 km.
Vi erano sei cucine; quella centrale, di circa 1800 mq, era la più grande e moderna del mondo.
CURIOSITÀ GEOLOGICA
Persino nel sottosuolo il Forlanini nasconde pregi insospettati. Il sanatorio fu costruito con il tufo ricavato dal luogo stesso; quest’opera di scavo ricavò un sotterraneo alto circa 10 m che venne utilizzato sia come deposito dei viveri, sia come rifugio antiaereo durante la guerra. L’ambiente venne presto invaso da acqua di falda, potabilissima e paragonabile, per purezza, a quella di un lago appenninico. Fin da subito venne utilizzata per l’alimentazione idrica della struttura, poi, nel corso dei decenni fu destinata all’irrigazione del parco. Parrebbe, inoltre, che il lago sia collegato direttamente al Tevere.
ATTUALITÀ DI UN DESTINO INCERTO
Il complesso apparteneva alla Regione Lazio fino allo scorso anno. E’ entrato nel patrimonio dello Stato a fronte di una manovra di scambio con il Policlinico Universitario Umberto I passato alla Regione.
Nel 2014 venne acquisita una valutazione catastale dell’intero complesso che fu stimato in 278 milioni di euro; Nel 2015 il presidente della Regione, Zingaretti ne ha decretato la chiusura e a distanza di un anno, la dismissione. Stranamente il valore dell’intero complesso era sceso a 70 milioni di euro. L’immobile diventava appetibile per il mercato!
E infatti con la delibera di Giunta n.766 del 2016 Zingaretti, mentre dichiarava di voler “valorizzare” il Forlanini, ne decretava il passaggio al patrimonio disponibile della Regione, autorizzandone l’alienazione al prezzo di 70 milioni di euro. La delibera viene impugnata dal Comitato Beni Comuni davanti al Tar Lazio che il 18 aprile 2023, nel silenzio dei media, ha accolto il ricorso contro la decisione regionale. Ma già il 31 marzo 2017 il Tar Lazio si era espresso mettendo un argine alle intenzioni della Giunta, confermando, con la prima ordinanza interlocutoria, che andava salvaguardata e mantenuta la vocazione pubblica e sociosanitaria del complesso.
CONDIZIONI ATTUALI
Il complesso versa in stato di abbandono e degrado per mancanza di sorveglianza e manutenzione.
Nel 2015, a pochi mesi dalla chiusura definitiva, i reparti ancora funzionanti sono pochi, tra cui spiccano la Chirurgia toracica del professor Martelli e l’Unità di cure per pazienti comatosi in seguito a trauma (Ucri), inaugurata poco prima, nel 2011, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per la quale la gestione commissariale aveva investito un milione di euro di soldi pubblici.
E nonostante i tentativi continui di chiusura, iniziati nel 2005 con il presidente della Regione Marrazzo, i numeri ci indicano che, ancora nel 2010, a fronte dei 1500 interventi complessivi al torace in tutte le strutture ospedaliere nella città di Roma, nel reparto guidato dal prof. Martelli ne erano state effettuati 840.
Immediatamente dopo la chiusura l’ospedale diventa dimora di sbandati e spacciatori e si assiste alla distruzione e spoliazione del pregiato complesso. Nel giugno 2016 una ragazza di appena 16 anni, Sara Bosco, morì di overdose dopo essere stata stuprata dal pusher Riza Faizi (condannato a 7 anni). L’episodio consegnò alla città la rappresentazione di un degrado di materassi sporchi, giacigli di fortuna, immondizia e precarietà.
Anche il Museo anatomico “Eugenio Morelli” abbisogna di costante manutenzione: basti pensare ai suoi reperti anatomici conservati in formalina che rischiamo di perdere ma verosimilmente sono già perduti.
Sul museo è stato di recente pubblicato il libro del fotografo Simone Casetta “Fanno finta di non esserci”.
Dopo una visita di studio, l’architetto Federico Colella scrive dell’ospedale Forlanini: “Strane e affascinanti storie ci hanno svelato la realtà di un luogo straordinario. Ancora oggi sopravvive qualcosa degli antichi fasti: vi è la sensazione di non trovarsi in un complesso ospedaliero ma all'interno di un organismo autosufficiente che purtroppo sta morendo”.
Il Forlanini ha il vantaggio di trovarsi inserito in un’area piuttosto centrale, a forte vocazione sanitaria, ospitando ai propri confini due poli di eccellenza del S.S.N. quali l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani ed il San Camillo.
Tutto il distretto sanitario sarebbe pertanto coinvolto in un polo da valorizzare anche nella ricerca e pratica medica di alto livello, quanto mai necessario a causa dell’emergere continuo di nuove malattie, con la recrudescenza proprio di quelle legate a patogeni respiratori. Il vecchio progetto della gestione commissariale del 2010, inoltre, prevedeva il trasferimento di 6 poliambulatori della Asl RM D in due padiglioni del Forlanini con un risparmio di 3 milioni di euro di affitto.
La registrazione dell'iniziativa è disponibile sul canale YouTube della Sezione.
