BOTTEGHE STORICHE E BOTTEGHE MUSEO SPAZZATE VIA DALLA DITTATURA DEGLI AFFARI
Pubblicato in News · Martedì 25 Nov 2025 · 3:45
Il Caffè Greco ha chiuso. Come è
possibile che quello che doveva essere un bene intoccabile e duraturo,
nell’interesse pubblico, sancito dal vincolo del MIC, cessa di esistere?
Un cortocircuito giudiziario ha
ingarbugliato gli interessi contesi dei tre attori in campo: l’ospedale
israelitico, proprietario del locale di via Condotti, la società “Antico Caffè
Greco” che lo gestisce, e il Ministero della Cultura che ha apposto il vincolo.
L’ospedale israelitico ha intrapreso
una nuova azione legale contro la società che lo gestisce e, incurante della
sentenza del TAR Lazio che ha stabilito il diritto all’esistenza dell’Antico
Caffè Greco, ha depositato un’istanza di sfratto al Tribunale di Roma
preoccupandosi della sua esecuzione, come se si trattasse di quattro mura
qualsiasi.
La società è però la sola titolata
ad esercitare quella specifica attività tutelata, in quanto proprietaria del
marchio, della collezione d’arte e degli arredi.
Per questo motivo, vista la
pervicacia dell’ospedale israelitico, la società “Antico Caffè Greco” ha
assunto l’inopinata decisione di svuotare il locale rimuovendo gli arredi e gli
oggetti d’arte di rilevante pregio collocandoli in depositi. I Carabinieri TPC,
su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, hanno messo sotto
sequestro tali beni sottoposti a vincolo culturale e dichiarati di interesse
culturale e di stretta pertinenzialità rispetto agli ambienti dell’immobile
storico, e dunque inamovibili.
Rischiamo la distruzione di un bene
culturale-museo, magari per vederlo consegnato al dozzinale turismo mordi e
fuggi delle grandi catene di cibo spazzatura.
Italia Nostra si è occupata per lungo tempo della
questione, richiamando il Ministro ed i suoi organi dirigenziali a provvedere
in tempo a un ripianamento della questione, sollevando l’attenzione su quanto
il famoso Caffè sia importante per la storia e la vita della città.
Siamo in attesa di una definitiva
sentenza nel giudizio proposto dal Ministero contro la convalida dello sfrato.
Attendono anche i dipendenti che perderebbero il posto di lavoro.
E dopo il colpo dell’Antico Caffè
Greco, ne è arrivato un altro. dopo oltre 70 anni di attività, anche il Caffè
Pasticceria Dagnino alla Galleria Esedra, riconosciuto come bottega storica di
Roma, noto per le sue specialità siciliane, ha ricevuto ordine di sfratto
immediato dalla proprietà, società Finaval del Gruppo Feltrinelli.
Dal 1954, anno della sua apertura,
il Caffè Dagnino rappresenta una memoria importante per la città di Roma. Anche
Dagnino, se pur non antico ed importante come il Caffè Greco, è stato un luogo
di incontro per scrittori, giornalisti e registi che più volte lo hanno scelto
come set cinematografico.
Per l’allestimento della sede
romana, successiva alla sede omonima di Palermo, furono coinvolti alcuni
degli artisti ed architetti più noti del tempo; dal pittore Alfonso
Amorelli per il ciclo di pitture su vetro che decorano la sala da tè, alla
scultrice Helga Schaffer che ha realizzato un grande graffito a parete ancora
oggi conservato sopra il bancone Bar, e le sculture in legno dell’artista
palermitano Mangiameli, raffiguranti le province della Sicilia, nella grande
sala da tè. La stessa cura è riservata anche agli arredi, alle vetrine, alle
scale e al ballatoio.
Sede di studio e lezioni per
tantissimi studenti di Architettura e Storia dell’Arte nel disegnare,
riprodurre e scoprire le linee principali e fondamentali dell’architettura
degli anni 50.
Il Caffè è iscritto nell’albo
Botteghe Storiche da oltre 20 anni ed è in attesa del riconoscimento di Bottega
d’eccellenza per i suoi 70 anni di attività. La perdita di uno degli ultimi
locali storici rimasti in vita, tra l’altro accessibile ad ogni ceto sociale,
sarebbe un danno enorme non solo per l’azienda, ma per la stessa città di Roma.
Ci auguriamo che questa attività non cessi di esistere e che possa restare
nella Galleria Esedra o in altro locale del Centro di Roma.
Anche noi di Italia Nostra Roma ci
appelliamo alla sensibilità delle autorità competenti per la salvaguardia di
questo piccolo gioiello artistico e gastronomico di notevole importanza per la
storia della città.
La famiglia Dagnino ha anche
lanciato una Petizione per difendere l’attività, forse ormai tardiva ma utile
come richiesta cittadina di autenticità in una città che ha perso l’anima.
