IL CROLLO ANNUNCIATO DELLA TORRE DEI CONTI AI FORI ROMANI COME METAFORA DELLO STATO DEI BENI CULTURALI IN ITALIA
Foto Di IlMarcheseDelGrillo - Opera propria, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=144205833
Non dimenticando che nel disastro si è verificata la perdita di una vita umana, assolutamente bene primario sovrastante da proteggere, Italia Nostra esprime la sua sincera vicinanza e partecipazione al dolore incommensurabile della Famiglia di Octav Stroici
Tutela, conservazione, prevenzione, manutenzione, emergenza, valorizzazione,
Concetti che rimandano ad azioni concrete: manutenzione ordinaria come prassi costante, manutenzione straordinaria che spesso si traduce come tardivo e goffo tentativo di “ritorno in vita” del paziente già morto, ma soprattutto restauro, e dunque messa in sicurezza, conservazione programmata e preventiva.
Sono queste le parole chiave per sintetizzare quanto accaduto la mattina del 3 novembre a Roma.
In sostanza, dunque, si tratta di una questione di cultura.
Cultura che non appartiene agli amministratori del bene comune né, evidentemente, ai “responsabili” del patrimonio storico archeologico e architettonico.
Nonostante il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (DL 42/2004) all'art. 29 (Capo III, Sez. 2) definisca con chiarezza il significato, anche in termini operativi, di “conservazione” e “prevenzione” ed escluda la manutenzione straordinaria o la ristrutturazione, in quanto interventi incompatibili in linea generale con la natura stessa del bene culturale:
“...La conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro...Per prevenzione si intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto...”.
Di contro nella realtà fattuale, alla prassi di cura costante, figlia della tutela, che non assicura ritorni di visibilità mass-mediatica ma segue con sapienza, attenzione, amore e umiltà il ciclo di vita del bene, si preferisce sostituire l'intervento straordinario da teatralizzare in favore di telecamere con tanto di caschetti e gilet da cantiere, con le solite parole d'ordine e la tragica conclusione di interventi invasivi e a rischio per il monumento in nome di cambi di destinazione d’uso inappropriati: creazione di un polo attrattivo da valorizzare con cafeteria terrazza panoramica sui Fori (naturalmente gestita con concessioni ai privati) e la immancabile lunga sfilza di tecnologie multimediali per una fruizione innovativa.
Parole che ricordano la retorica pomposa e vuota della Roma “più bella e più superba che pria” di petroliniana memoria.
Testimoniano, viceversa, la costante “mercificazione” del bene contrabbandata per “valorizzazione”, quando invece tutela e valorizzazione esprimono due concetti e due conseguenti modi di pianificare e attuare interventi e operatività in favore esclusivo del mantenimento del bene nella sua materialità e nei significati valoriali immateriali. Troppo spesso sostituiti da interessi economico-finanziari per un “consumo” dei beni che garantisca ritorni di visibilità per fini politici.
Tanto più nella Roma del 2025 con l'ubriacatura e le euforie determinate dalla pioggia di danaro assicurata dai fondi del PNRR che, per non essere persi, hanno imposto tempistiche folli, sicuramente incompatibili con quelle necessarie a veri interventi di restauro, aggravate dalla mancanza di una attenta programmazione degli interventi stessi.
Sarebbe stato, quindi, necessario riflettere sulla fragilità intrinseca di queste testimonianze storiche, soprattutto di quelle probabilmente sollecitate per i lavori della Metro C e per il continuo passaggio di pullman turistici di dimensioni incompatibili con l'eccezionalità dei luoghi.
Italia Nostra chiede con forza che vengano immediatamente adottate misure che ribaltino l'attuale modus operandi a vantaggio della programmazione e della prevenzione con azioni di vera tutela e conservazione, alle quali assicurare il necessario e costante flusso di finanziamenti adeguati in luogo di operazioni straordinarie dettate da esigenze politiche o di mercato e rese possibili da improvvisi fondi straordinari e una tantum.
