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DIALOGHI URBANI: TRASFORMAZIONE, SOSTITUZIONE E IDENTITÀ

Italia Nostra Roma
Italia Nostra Roma esprime il suo plauso e la sua soddisfazione per la recente sentenza della Corte Costituzionale che annulla il P.T.P.R. Lazio. I nostri Centri Storici sono un delicato bene da tutelare non solo negli elementi puntualmente vincolati ma anche nei tessuti, che sono la risultante di un millenario processo di trasformazione urbana che attraversa la Storia del nostro Paese e della nostra Regione e della nostra città. Purtroppo, il paese dai mille vincoli è l’esatto prodotto di un approccio che ancora oggi confonde, forse artatamente, il termine riqualificazione/rigenerazione con la parola speculazione. A Roma, in pieno Centro Storico - ma anche in altre parti della città - è in atto un processo di semplificazione progettuale e distruzione dei tessuti edilizi reso legale dal richiamo all’art. 6 della L.R. 18/2019 – ed in mancanza di un PTPR adeguato, contro il quale è dovuto ricorrere perfino il Ministero dei BB.CC. - ovvero la cosiddetta rigenerazione urbana. Questo processo vede, come possibile conseguenza della sua applicazione, lo svuotamento totale di un fabbricato ed il mantenimento delle sole facciate, anche per edifici protetti e dotati di una forte identità storica: si tratta, più specificamente, della eliminazione della materia e delle relazioni (tipologiche, strutturali, tecnologiche) proprie di un edificio inteso come organismo edilizio, non di adeguamenti alle moderne Leggi e necessità.
Riteniamo, tuttavia, giusto un approccio anche economico al tema della realizzazione di un Piano Regionale per il Paesaggio che - in ogni caso e prima di tutto – è definito come un bene da tutelare ai sensi dell’articolo 9 della nostra Costituzione.
Italia Nostra Roma sottolinea il grossolano errore che porta a considerare gli edifici non direttamente tutelati come generalmente obsoleti, vetusti, energivori e sismicamente non adeguati. Singolare accostare queste definizioni ad edifici storici e non pensare che il vasto patrimonio edilizio costruito dopo gli anni ’50 – in piena tempesta speculativa ed espansione delle periferie – sia il maggior colpevole di degrado, consumo di energia e mancanza di sicurezza sismica. Il tema, quello della trasformazione urbana e del rinnovamento anche manutentivo degli edifici, dovrebbe essere affrontato puntualmente, non introducendo categorie così ampie da rischiare di non rispondere al vero, oppure, offrire il fianco a semplici operazioni speculative (ad esempio, è così certo che un edificio del ‘400, con spessori murari spesso superiori al metro, sia un dispersore di energia?). In questo senso, qualsiasi dispositivo di Legge che deroghi anche parzialmente ad approfondite analisi preliminari e a necessari principi di tutela è da considerarsi potenzialmente distruttivo per il territorio ed i suoi edifici e spazi urbani, ancorché economicamente produttivo nel breve periodo.
Si sottolinea, in questo senso, il grande valore dell’emendamento proposto dalla senatrice Loredana De Petris al Decreto Semplificazioni, approvato il 3 settembre in Commissione e il 4 in Senato e poi, definitivamente alla Camera il 10 dello stesso mese: l’emendamento non esclude gli interventi di demolizione e ricostruzione nei centri storici e nella città storica, ma restituisce, doverosamente, gli interventi della cosiddetta “rigenerazione urbana” alla Pubblica verifica, guida ed utilità.
Sempre in questa direzione, la Legge Regionale del Lazio 7/2017 all’art. 1 (Finalità e ambito di applicazione) promuove, incentiva e realizza, “... al fine di migliorare la qualità della vita dei cittadini, la rigenerazione urbana intesa in senso ampio e integrato comprendente, quindi, aspetti sociali, economici, urbanistici ed edilizi, anche per promuovere o rilanciare territori soggetti a situazioni di disagio o degrado sociali ed economici, favorendo forme di co- housing per la condivisione di spazi ed attività”.
Ed ancora, incentiva “... la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente, favorire il recupero delle periferie, (...) e agevolare la riqualificazione delle aree urbane degradate e delle aree produttive (...) e tessuti edilizi disorganici o incompiuti nonché di complessi edilizi e di edifici in stato di degrado o di abbandono o dismessi o inutilizzati o in via di dismissione o da rilocalizzare”.
Come si legge, molto è incentrato sulla riqualificazione urbana delle periferie, più che sulla demolizione e ricostruzione nei centri storici. Purtroppo, è avvilente notare che la rigenerazione urbana delle zone semiperiferiche e periferiche – dove servirebbe davvero - non interessa più a nessuno. Una proposta: gli aumenti di cubatura potrebbero essere proporzionali alla zona urbana, maggiori in periferia e via via ridotti in direzione del centro storico, fino ad arrivare ad aumenti di cubatura zero.
Occorre anche dire che, per un Paese ed una Città che si definiscono culla della civiltà occidentale, questo è un approccio inaccettabile sia sotto il profilo culturale che sotto il profilo professionale ed etico e se esistono Enti o Istituzioni che consentono questa pratica di azzeramento materico e culturale di un progresso urbano ed edilizio giunto fino a noi – per ragioni esclusivamente economiche – questa è e sarà loro esclusiva responsabilità storica, politica e culturale. Ovviamente tutto ciò passa anche attraverso una attività di controllo Pubblico degli indirizzi progettuali, della loro realizzazione e degli esiti urbani nel medio periodo di quelle trasformazioni naturali dello spazio delle città e dei loro Centri Storici.
Dice Franco Arminio, poeta irpino e paesologo: Noi siamo le nostre abitudini entro certi luoghi. I luoghi stanno sparendo e dunque anche noi stiamo sparendo. Per ribaltare questo processo sarebbe necessaria una serie di incontri – gli Stati Generali delle città italiane in cui i diversi attori potrebbero confrontarsi per trovare una sintesi - città per città fino a costituire una mappa collettiva e condivisa per il territorio italiano.
Italia Nostra Roma auspica e promuove la formazione di uno spazio pubblico e collettivo di riflessione e discussione su questi temi fondativi per la nostra Città e la nostra Regione, tra tutte le parti interessate al progetto di trasformazione e di tutela: le istanze di ciascuno, ponderate e discusse comunitariamente, non potranno che migliorare il processo di riqualificazione urbana – necessario – unitamente alle non rinunciabili istanze di conservazione della memoria storica e materica dei nostri luoghi identitari.



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