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OSSERVAZIONI ALLA DELIBERA DI GIUNTA COMUNALE ROMA N. 120/2022 RIGUARDANTE LE MODIFICHE DELLE NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE DEL PIANO REGOLATORE GENERALE

Italia Nostra Roma
Pubblicato in Contributi di Riflessione · 22 Luglio 2022
Tags: PRGNTARigenerazione
Pubblichiamo le note depositate da Italia Nostra Roma in occasione della Audizione presso la commissione consiliare VIII Urbanistica dello scorso 13 luglio 2022.

Introduzione
          Con delibera n. 120 del 14 aprile 2022, la giunta ha indirizzato i propri uffici alla “revisione e attualizzazione” delle Norme Tecniche Attuative del PRG vigente finalizzate; alla “semplificazione e coordinamento alle altre normative”. Tra queste quella regionale sulla rigenerazione di cui alla L. R. n. 7 del 2017 con l’obiettivo di “azzeramento del consumo di suolo entro il 2050”. Compito altresì richiamato è l’aggiornamento della Carta delle Qualità e della Carta della città, strumenti indispensabili di un’efficace gestione. Tale delibera si pone come strumento attuativo delle linee programmate definite nella Delibera dell’Assemblea Capitolina n. 106/2021 in cui sono articolati i termini del programma generale che per l’urbanistica prevedono: a) Città unita dalle periferie al Centro; b) Stop al consumo di suolo nell’Agro romano; c) Patto con gli operatori per orientarne gli interessi verso il recupero degli edifici inutilizzati o sottoutilizzati, in particolare nelle aree commerciali e industriali e il riuso di quanto già costruito; d) Realizzare un programma sostenibile per nuova edilizia residenziale individuando gli ambiti di rigenerazione urbana entro cui procedere ad applicare gli interventi di trasformazione previsti dalla L.R. 7/2017; e) Realizzare infrastrutture e servizi pubblici; f) Possibile ricollocazione delle previsioni edificatorie ed urbanistiche non attuate; g) Recupero, riuso e rigenerazione urbana saranno i punti cardine del Programma di rigenerazione da sviluppare per usare in maniera sinergica gli incentivi nazionali, la Legge regionale sulla rigenerazione urbana e i fondi del PNRR anche per la transizione verde.
         Va ricordato che il PRG è un indispensabile istituzione che “regola l’attività edificatoria” e strumento dell’organizzazione strutturale del territorio. Sue Varianti sostanziali devono prevedere, in accordo alle procedure adottate per l’approvazione, tutte le garanzie previste ivi compresa la Valutazione Ambientale Strategica.
         La semplice “variazione” degli strumenti attuativi, ancorché finalizzati alla semplificazione, non possono riguardare contenuti essenziali del PRG, laddove sarebbero evidentemente previste crescite di volumetrie, anche puntuali. Nel tal caso, le modalità devono rispettare i procedimenti delle “Varianti Sostanziali".
         Ciò premesso è ovviamente lecito provvedere a migliorare gli strumenti gestionali del PRG e procurarne una loro semplificazione. Molti di questi effetti appaiono tuttavia legarsi all’inefficienza della struttura della loro gestione. Occorre insomma provvedere alla revisione degli uffici e infoltirne le unità operative.
         Inappropriate ed errate sono dunque da considerare “revisione e attualizzazione” di quella natura le quali si prospetterebbero su una città “al collasso”. Non a caso l’auspicata “rigenerazione” è invocata saggiamente nelle prospettive di azzerare il consumo di suolo. L’obiettivo di SOSTENIBILITA’ posto al centro delle finalità di tali semplificazioni escluderebbe l’estensione di interventi come: la demolizione e ricostruzione con aumento volumetrico estensibile anche alle superfici del lotto.
         La modifica di tali norme non possono in ogni caso servire a risolvere lo stato critico di questa città come: il degrado, la pulizia e lo smaltimento dei rifiuti; la mobilità perennemente bloccata, altro che la città dei quindici; i servizi al cittadino; la sicurezza, etc. I cambiamenti proposti per una libera modifica dei tessuti urbani, servirebbero solo a consentire operazioni immobiliari nei quartieri di maggior pregio commerciale: abbattere e ricostruire con materiali e tecniche a basso costo, trasferendo in questi quartieri modelli della periferia.

1)  La città storica
          Il PRG del 2008, con una certa lungimiranza ed una approfondita lettura della città, ha posto alla base del piano la definizione della città storica, superando il vecchio concetto di centro storico limitato alla sola area centrale monumentale. Ha inteso così riconoscere - nella ricca sedimentazione di epoche, tipologie ed assetti di contesti urbani - anche fuori delle Mura, una rilevanza significativa da preservare nelle sue espressioni architettoniche e di insiemi (si richiama a tal proposito quanto ben illustrato nella Relazione del PRG, pag. 55-58).


Tessuti T6-T9 del PRG nel quartiere Parioli oggetto degli interessi di modifica secondo le procedure libere di demolizione/ricostruzione

    I quartieri individuati come tessuti della città, di elevatissimo valore estetico e insediativo, costituiscono una vera risorsa non solo per l’aspetto immobiliare, ma per il valore e la “qualità” dell’intera città. Il carattere di “patrimonio urbanistico” di forte e organica consistenza è un indispensabile ausilio per una efficace risposta alle disfunzioni determinate dalle crescite degli ultimi decenni verso le aree esterne.
         Nei documenti di ACER e dell’OAR è possibile leggere affermazioni quantomeno singolari circa la Città Storica ed alcuni suoi tessuti. In tali documenti si chiede la modifica del perimetro ed il declassamento dei tessuti T6, T7, T8, T9 dall’attuale “zona A”, alla zona B. In quanto tali tessuti sarebbero da ritenersi di scarso valore (vedi il Dossier depositato nel corso dell’audizione). Indicativa di questo fraintendimento è l’affermazione, più volte ripetuta dal presidente di ACER: “Vogliamo cambiare il volto di questa città; il volto di Roma”. Italia Nostra Roma ritiene che la modifica della struttura urbana, delle architetture di quei quartieri, sia delittuosa e contraria ad i fini della “sostenibilità”. Si intende forse trasformare, mutare o cambiare il volto di: Prati delle Vittorie, del quartiere Trieste, Parioli, Garbatella, Montesacro e delle altre zone di pregio del tessuto urbano consolidato?
Per meglio chiarire, i tessuti in questione sono:
T6- Tessuti di espansione novecentesca a fronti continue;
T7- Tessuti di espansione novecentesca a lottizzazione edilizia puntiforme;
T8- Tessuti di espansione novecentesca con impianto moderno e unitario;
T9- Edifici isolati.
         Non, dunque, tessuti di scarso pregio edilizio, come invece è stato detto; piuttosto parti che testimoniano, come recita lo stesso piano, epoche, tipologie, valori culturali e valori d’ insieme che conferiscono all’assetto della città una lettura ed il riconoscimento della sua costruzione e della estrema organica omogeneità della struttura urbana ed architettonica. Sono aree di città particolarmente rilevanti per il mercato immobiliare nella misura in cui mantengano la loro morfologia edilizia e gli standards degli attuali servizi. Aumenti delle unità abitative porterebbero fatalmente alla occlusione del sistema di mobilità e della “rete ecologica”.
Anche in Europa città come Parigi o Madrid, peraltro meno significative di Roma come sedimentazione storica, non operano tali stravolgimenti ma tutelano i loro contesti d’insieme, rappresentativi di epoche diverse di costruzione.
         La proposta di ACER ed OAR di modificare l’art 107 del PRG (Zone territoriali omogenee della città) vede il declassamento della zona omogenea A (Città Storica a meno degli ambiti di valorizzazione) a zona B (le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A) per i Tessuti T6, T7, T8 e T9. Tale modifica permetterebbe con l’applicazione dell’art.5 della Legge regionale n. 7 del 2017 l’aggiramento dei dispositivi introdotti nel Testo Unico in Materia Edilizia (Legge 380/2001) consentendo, in questi tessuti, divenuti illogicamente zone B: la demolizione e ricostruzione con aumento di cubatura.
         Se si tiene conto poi delle modifiche apportate all’art. 3 del D.Lgs 380 del 2001, rubricato “definizione degli interventi edilizi”, con il cd D.L. Energia (convertito con L. 51 del 20.5.2022), che includono nella ristrutturazione edilizia le variazioni di sagoma, di volumetria e di sedime dell’edificio preesistente, si possono ben immaginare quali conseguenze potrebbero derivare alla città storica. Cambiare il carattere urbanistico di Roma, come afferma ACER nel suo documento, significherebbe allora voler cambiare l’immagine quale “patrimonio collettivo” e “identitario” della Comunità, la sua evoluzione urbana, la lettura e la percezione stessa di Roma, stravolgendone i coni visivi, le prospettive.         
         Riteniamo che la città storica vada difesa secondo questi principi con la migliorata applicazione della “Carta della qualità”, affinché sia assicurata una quasi indispensabile crescita della qualità progettuale ed edilizia ridotta oggi a delle semplici sostituzioni tecnologiche edili a “basso costo”, di semplice profitto commerciale ma di grande scompenso ambientale.


         Siamo certi che l’Amministrazione Gualtieri non voglia assumere la responsabilità di sovvertire le categorie del Piano e di modificare il volto di questi quartieri, modificarne tipologie ed altezze. Di non voler operare mutazioni significative ed elaborare un nuovo piano con altri obiettivi e dunque: “modificare il volto di parti significative della città” esclusivamente nelle aree di maggior valore immobiliare, in nome di presunti efficientamenti energetici.

2)  La rigenerazione urbana
Applicazione della Legge Regionale 18 luglio 2017, n. 7
        È una legge con finalità pubbliche volta in sintesi: a) promuovere incentivare e realizzare, al fine di migliorare la qualità della vita dei cittadini, la rigenerazione urbana in senso ampio, comprendente aspetti sociali, economici, urbanistici, edili per promuovere territori in situazioni di disagio, o degrado sociali ed economico; b) incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente, favorire il recupero delle periferie, per servizi in particolare della filiera corta, riqualificare aree urbane degradate, anche aree produttive, intervenire su tessuti disomogenei o incompiuti, su edifici in stato di degrado ed abbandono o dismessi; c) qualificare la città esistente, limitare il consumo di ulteriore suolo, aumentare la dotazione di aree pubbliche, di opere pubbliche, di mobilità sostenibile; d) aumentare la sicurezza dei manufatti esistenti, adeguamento sismico nel rispetto norme; e) migliorare la qualità ambientale dello spazio insediato favorendo al bioedilizia per più elevati livelli di efficienza energetica e le FER; f) promuovere e tutelare l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente, contenere il consumo di suolo; g) promuovere lo sviluppo del verde pubblico e l’adozione di superfici permeabili.


esempi e modellazione degli effetti di “rigenerazione urbana” sui tessuti T6-T9 con ampliamento volumetrico senza il rispetto di sagoma

       Le norme proposte consegnano ai Comuni un ruolo centrale nel governo della rigenerazione urbana e della riqualificazione del tessuto edilizio esistente in relazione alle realtà territoriali di ogni comune: Roma ha certamente bisogno di un vasto impegno sulla rigenerazione di quartieri del disagio, di spazi marginali inutilizzati, di elementi del patrimonio pubblico e privato dismessi e abbandonati.
        È opportuno fare chiarezza sul termine “rigenerazione urbana”, che risulta spesso mal interpretato ed anche chiaramente “stravolto”. Non è una semplice precisazione lessicale il richiamo alla definizione della Treccani che recita: “la rigenerazione urbana designa i programmi di recupero e riqualificazione del patrimonio immobiliare alla scala urbana e che puntano a garantire qualità e sicurezza dell'abitare sia dal punto di vista sociale che ambientale, in particolare nelle periferie più degradate”.
        Occorre, inoltre fino in fondo, comprendere le finalità e gli obiettivi della rigenerazione, derivanti da precise norme e programmi europei.
        La rigenerazione non può limitarsi alla città intesa come edifici ed affrontare solo gli aspetti di efficientamento energetico connessi all’edilizia delle aree più pregiate della città, ma piuttosto deve attentamente considerare le realtà territoriali dei quartieri più disagiati, definire infrastrutture verdi e blu (la rete pianificata e gestita di aree naturali e seminaturali presenti sul territorio, in grado di fornire benefici ambientali e sociali, anche – e soprattutto - alla scala comunale), riutilizzare  il patrimonio edilizio esistente in degrado o in disuso, recuperare gli spazi naturali, agricoli, i parchi, le reti di spazi degradati.
        È in questa logica che il potenziamento delle infrastrutture verdi multifunzione divengono strategiche per la rigenerazione urbana nell’assetto della città, dei quartieri degradati, per sviluppare connettività del verde, servizi ecosistemici, spazio pubblico, servizi, migliorare la condizione di inquinamento, la biodiversità, recuperare il patrimonio degradato esistente, al fine di migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini secondo un principio di equità.
        La rigenerazione urbana si pone l’obiettivo di recuperare il patrimonio edilizio inutilizzato ed abbandonato, privato e pubblico, per evitare ulteriore consumo di suolo.
        Sono questi i veri obiettivi della rigenerazione ed è quindi in questi ambiti di intervento che occorre rigenerare per superare condizioni di invivibilità e diseguaglianza economiche, sociali, ambientali dei quartieri più disagiati, in genere dei quartieri più esterni della città da ristrutturare.
        Tendere cioè ad un modello urbano resiliente e di adattamento all’attuale crisi ambientale (contenimento CO2 e cambiamenti climatici) che prefiguri un rafforzamento dei servizi ecosistemici e un minor consumo di suolo, privilegiando gli spazi agricoli.
        Nell’art. 6 c. 6 della Legge Regionale n. 7 del 2017, viene escluso per altro dal campo di applicazione il paesaggio dell’insediamento storico individuato dal PTPR, che corrisponde alla porzione di Città Storica presente dentro la cinta delle mura aureliane. Ma l’assunto individuato dal PTPR deve intendersi equiparato come principio a tutta la Città Storica. Il Piano Regolatore infatti, avrebbe stabilito che tutti i valori di tutela ed anche quelli previsti dalle categorie paesaggistiche, venissero estesi all’intera Città Storica. È dunque a favore di un rigor di logica d’applicazione dei principi di diritto che si debba intendere come luogo dell’insediamento storico quello stabilito nella particolarità programmatoria generale del PRG.  
        In merito alla proposta di OAR e ACER, Italia Nostra Roma chiede: qual è la relazione tra quelle zone di Città Storica (cosi precisamente indicate per declassarle a zone omogenee B) e la riqualificazione di aree urbane degradate? Quali sono gli interventi di recupero del patrimonio edilizio in abbandono ed in disuso? Qual è il patrimonio edilizio da recuperare nei quartieri del disagio? Quali sono le aree d’intervento? Quale la ricognizione/censimento o la mappatura degli immobili su cui intervenire e in base a quali criteri verrebbe operata la mappatura?

Ci sono inoltre due punti estremamente pericolosi che intendiamo segnalare:

assicurare il miglioramento e l'adeguamento sismico del patrimonio edilizio esistente, anche con interventi di demolizione e ricostruzione:
questo favorirebbe la pratica di interventi distruttivi anche quando non necessari, cancellando di fatto la “materia edilizia” (le caratteristiche tipologiche e strutturali, le valenze formali, i materiali in genere, quali gli stucchi, gli intonaci, le finiture di pregio, i mattoni, le pietre, etc, etc.) che costruisce gran parte della città a ridosso del Centro Storico  ed il suo linguaggio architettonico che, ormai sempre più frequentemente, ci si propone di sostituire con elementi inappropriati e posticci, in EPS (polistirene espanso sinterizzato, elastomeri vari e prodotti di sintesi) o altro materiale non compatibile, con la muratura.

Favorire lo sviluppo dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili:
        anche qui la norma offrirebbe la possibilità di alterare profondamente il senso architettonico degli edifici. Le capacità prestazionali delle murature rigide e di tradizione o di quelle evolute già alla fine dell’Ottocento (come ad esempio l’introduzione di silicati e alluminati fortemente idraulici come il “cemento portland”) pongono dubbi sulla sostituzione con prodotti di sintesi dell’industria contemporanea. I tempi di obsolescenza di questi ultimi sono più ridotti dei primi ed i disequilibri termoigrometrici conseguentemente più significativi. Il comportamento energetico di edifici di primo Novecento (in muratura) non può essere definito inefficace riguardo alle prestazioni richieste e basterebbe pochissimo per migliorare quelle a carattere generale (per esempio cambiare i vetri e/o gli infissi). Parlando poi di riduzione del Carbon Footprint, sarebbe inoltre utile considerare che, nel caso della demolizione e ricostruzione – di massima – oltre alla produzione di CO2 per la demolizione (ed i costi diretti ed indiretti relativi) la Sostituzione di un edificio con nuovo e più efficiente soggetto edilizio, richiede tempi lunghissimi, circa fino a 80 anni, per superare le conseguenze d’impatto dei termini di costi e CO2.

È necessario dunque riconoscere infondato l’assioma:

rigenerazione urbana= efficientamento energetico degli edifici;
rigenerazione urbana = densificazione edilizia per evitare consumo di suolo.
        La rigenerazione è ben altro e non si reifica su aspetti meramente edilizi o nelle aree di pregio. Si tratta di una tendenziosa rappresentazione del mondo dei costruttori ACER e delle associazioni professionali. Un’ambigua trasfigurazione dei principi e delle finalità della “rigenerazione”, tesa a mascherare altri obiettivi commerciali sulle aree di maggior valore immobiliare. Occorre inoltre considerare che le mutate condizioni socio economiche, invocate nella proposta ACER-OAR quale domanda di cambiamento, hanno valore determinante anzitutto per i cittadini e non soltanto per i costruttori.

3) La Carta della Città Pubblica
        Riteniamo molto importante e significativo che l’Amministrazione voglia affrontare, migliorare, aggiornare ed ufficializzare questo Strumento, fondamentale per ogni scelta strategica. Inoltre ci sembra uno strumento di massima trasparenza. Sottolineiamo l’importanza che sia attentamente controllata ed aggiornata. Ad oggi appare infatti ancora imprecisa e incompleta.
Riteniamo che solo a partire da tale strumento si possano utilmente selezionare programmi e progetti con i cittadini. Senza questo strumento di controllo e conoscenza non è proprio possibile accedere a progetti sociali credibili che riguardino l’intero territorio cittadino.

4) La Carta della Qualità
        La Carta per la Qualità deve essere considerata da tutti gli attori in campo nelle attività progettuali come strumento fondamentale e indispensabile per gestire la città in termini di “qualità urbana”. Questa “carta” in uso a tutte le pianificazioni avanzate europee è un’importante dispositivo per assicurare il principio della “Qualità” cittadina e del buon vivere sociale. Esprime in modo immediato e rapido l’ordito dell’intera città ponendone in vista la struttura dei suoi tessuti. Roma in tutti i suoi quartieri è ricchissima di siti dove la “BELLEZZA” rappresenta essenzialità sociale ed economica. Al fortissimo pregio estetico si deve inoltre aggiungere l’interesse dei beni culturali, oltreché il risultato d’insieme di tipologie significanti e significative.
        Crediamo ovviamente siano necessarie forme di semplificazioni rispetto all’applicazione attuale, cosi come la certezza dei tempi per le autorizzazioni. Si osserva per altro che ad oggi non ha mai potuto funzionare a pieno per carenze varie non esclusa quella dell’assenza di personale. Crediamo sia molto importante che vi sia dunque uno stretto coordinamento tra gli uffici della Sovrintendenza e quelli del PRG per la Carta della Qualità, prevedendo un aumento del personale dedicato. Riteniamo inoltre che debba essere attivata la prevista Commissione per la Qualità, mai operativa; che la Carta della Qualità sia uno strumento assolutamente necessario ed insostituibile come previsto dalle attuali norme, e che non debba essere relegato - si veda la richiesta di a strumento di mero indirizzo. Nel corso delle audizioni si è infatti declinato il principio che aprire alla indistinta demolizione-ricostruzione fosse logica di ammodernamento estetico nei riguardi dell’edilizia brutta e “senza valore”, salvando invece l’architettura bella e di valore oltre quella tutelata dai vincoli del Codice per i Beni Culturali. È facile rilevare come non esistano espedienti oggettivi per stabilire con atti monocratici di diritto demiurgico i valori dell’estetica, architetti o costruttori che si voglia, non sono nel diritto ed in grado di interpetrare una tale “ermeneutica”. Tale vulnus, anch’esso strumentale, serve evidentemente per rendere disponibile nei fatti e indistintamente tutto il tessuto cittadino a partire dall’”isolato” quale morfologia della Città per definizione. Compito della Carta della Qualità sarà dunque di individuare criteri che impediscano la scomparsa di questa identità e che selezionino ambiti particolari di disfunzione dove poter orientare le attività ed i Piani di Recupero quali strumenti indispensabili delle pratiche edilizie nei siti della Città Storica. La tutela della qualità esistente ed il mantenimento delle architetture devono invece funzionare efficacemente. La città ne ha bisogno proprio per garantire qualità e coerenza degli interventi. Riteniamo dunque che la Carta della Qualità debba essere uno strumento di riferimento indispensabile per l’attività tecnico-amministrativa degli Uffici comunali deputati alla gestione urbanistico-edilizia della città di Roma

5)  Campagna romana, aree agricole e contenimento consumo di suolo
        La legge Regionale 7 del 2017 all'art 1 e dalla mozione del consiglio Regionale del 2020 del giorno regionale sottoscritta all’unanimità dalle forze politiche, evidenzia l'importanza di sviluppare l’uso agricolo sul piano ambientale che economico e sociale, ai fini della rigenerazione.
Le aree agricole sviluppano un ruolo primario nella rete ecologica di Roma e sempre più questo ruolo, in considerazione degli obiettivi e principi della transizione ecologica, devono rafforzarlo affinché migliori la resilienza della città.
Il periurbano agricolo, se ripensato in chiave ecologica e produttiva consente di:
  • fermare il consumo di suolo;
  • rafforzare la biodiversità;
  • potenziare l’infrastruttura verde;
  • migliorare i sistemi di connettività ecologica ed i servizi ecosistemici;
  • offrire nuovi modelli di sviluppo economico
  • offrire nuovi modelli di vita delle comunità, modelli più sostenibili, adeguati alle città di oggi;
  • focalizzare nuove modalità di approvvigionamento del mercato in chiave sostenibile;
  • offrire un sistema di valori culturali diffusi, utili per i legami delle comunità con i territori;
  • riequilibrare fra parti della città, fra le aree centrali e periferia;
  • migliorare la socialità

Italia Nostra Roma ritiene che - sulla base dei principi del Next Generation EU e della transizione ecologica - nella prevista Variante di PRG sia approvata l’inedificabilità di queste aree agricole per bloccare il consumo di suolo e rafforzare le infrastrutture verdi.
In tal modo, riteniamo che il PRG sarà sempre più adeguato agli obiettivi europei, ad affrontare la biodiversità ed il riequilibrio ecosistemico della città con una nuova dimensione di valorizzazione ecologica e culturale diffusa sul territorio. Strategie essenziali per una metropoli come Roma metropoli.

6) Recepimento PTPR
        Non si comprende cosa si intenda esattamente tale assioma. Certamente il recepimento non può comportare modifiche al perimetro della città storica: scelta precisa del PRG 2008. Piuttosto si ribadisce la necessità di definire la questione del vincolo sull’area intera della Città Storica, di cui parte è dichiarata patrimonio UNESCO.
        Al riguardo occorre ricordare che resta ancora gravemente irrisolto il tema relativo al necessario vincolo paesaggistico richiesto al MIC, da recepire nel PTPR. Tale condizione è una vistosa anomalia che espone a molti rischi di alterazione e manomissione tutta la città, anche quella parte riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio mondiale. È davvero singolare che Roma “Caput mundi”, sia ancora priva di tale vincolo ai sensi del Codice dei Beni Culturali, da recepire al più presto nel PTPR.

7) Standard
        Una metropoli come Roma ha assoluta necessità del rispetto dello standard per evitare pesi urbanistici eccessivi senza i relativi servizi e spazi necessari alla funzionalità della vita dei quartieri; tanto più se si facilitano i cambiamenti di destinazioni d’uso. Non possiamo permettere che continuino ad insediarsi strutture commerciali, funzioni residenziali ed alberghiere in città storica, senza i relativi parcheggi o che il loro insediarsi non mantenga adeguati spazi liberi, zone e spazi verdi, ecc. Anche in relazione all’attuale crisi ambientale, appare sempre più necessario garantire che la razionale funzionalità dei tessuti non abbia occlusioni dipendenti dai carichi di sovraffollamento abitativo senza il civile riscontro dei servizi. Se gli effetti delle ricostruzioni dovessero essere così significative come auspicato da ACER e dagli ordini professionali, esse inciderebbero fortemente sull’aumento di volumetria generale e sull’incremento abitativo concentrandolo in strutture urbane inadeguate ad un simile carico. Già fenomeni di “congestione” della mobilità sono ampiamente noti nei quadranti Salario, Prati, ecc. Il sovraffollamento alzerebbe ulteriormente le disfunzioni verso criticità importanti. La valutazione sull’impatto di tali programmi verso il target della “città dei 15 minuti” non è stata ancora fatta ma, è sicuro che queste variazioni significative e sostanziali produrranno serie disfunzioni. È ovvio che tutte queste previsioni, così facilmente delineabili non possono essere “risarcite” con una monetizzazione, del tutto inutile al grave danno per gli abitanti attuali e per l’intero uso della città. Attualmente il PRG disciplina l’eventuale monetizzazione degli standard solo in casi ben motivati.
 
8) Cambi di destinazione d’ uso
        Certamente occorre prendere atto di modificate esigenze ed abitudini della nostra società che di fatto influiscono sugli usi. Ma dobbiamo anche considerare che è molto importante che i tessuti restino misti, che la città storica sia abitata in gran parte e che non diventi tutta alberghi e BB. Non ci nascondiamo di alcune oggettive anomalie generate da periodi in cui liberamente si sono potute compiere attività edilizie fuori dai vincoli consueti programmatori. Com’è noto Roma, a proposito delle “destinazioni d’uso” è vittima di due grosse anomalie: a) la trasformazione di interi tratti della città antica entro le Mura Aureliane nelle vesti di quartieri abitativi di tradizione verso quartieri di “accoglienza turistica diffusa” sussidiaria agli alberghi; b) la ipertrofica dotazione di volumi destinati al terziario: gli uffici. Al primo caso la crescita paradossale oggi sta riguardando la sistematica trasformazione di negozi e laboratori artigianali in micro-alloggi di vacanza. È un danno enorme per la comunità e per la dinamica sociale dell’intera città. Al secondo caso una realtà che riguarda intere aree esterne della città o parti connesse, come quelle dell’EUR, ai quartieri propriamente abitativi. Le modifiche proposte alle N.T.A. non servono a fronteggiare queste enormi criticità che pur appaiono sotto gli occhi di tutti: improprio sovraccarico da una parte; abbandono e disfacimento dall’altro.

Conclusioni
        Premesse e richiamate le puntuali considerazioni di cui sopra, Italia Nostra Roma esprime la propria  condivisione verso semplificazioni e miglioramenti del PRG per quanto riguarda le procedure in termini di tempi, e chiarezza amministrativa, con la ferma convinzione però, che le norme debbano essere modificate in maniera organica (toccare le norme vuol dire toccare l’intero palinsesto del PRG)  e  che gli interventi di modifica PRG, soprattutto nel  tessuto urbano,  storico e/o della città consolidata, anche puntuali, debbano necessariamente essere valutati con gli  strumenti propri  della  pianificazione. Per far ciò occorre, in primis, rafforzare e organizzare gli uffici per meglio seguire il governo della città.
        Italia Nostra Roma ritiene, infatti, che il PRG non possa essere stravolto nei suoi principi, nella sua struttura e nelle scelte di fondo, nella definizione e quindi nella perimetrazione della zona A “Città Storica” e nelle relative classificate zone omogenee. Riteniamo invece che la città storica vada difesa con la migliorata e certa applicazione della “Carta della qualità”, affinché venga perseguita negli interventi la qualità urbanistica ed architettonica. Al fine di definire la “oggettiva qualità” dei processi di modifica, la carta non potrà che essere “prescrittiva”.   
Siamo certi che l’Amministrazione e questa consiliatura, non vorrà assumere la responsabilità di sovvertire le categorie del Piano e sfigurare “proditoriamente” il volto di Roma. Operare le modifiche proposte da ANCE, ACER e OAR significa elaborare un nuovo piano regolatore, con obiettivi altri rispetto a quelli vigenti; significa voler “modificare il volto di parti significative della città” esclusivamente nelle aree di maggior interesse immobiliare ai fini esclusivamente commerciali mascherandoli con gli efficientamenti energetici.
        Riteniamo, inoltre, necessario e prioritario, sviluppare vera rigenerazione urbana nei contesti disagiati e che, pertanto nelle suddette variazioni occorra piuttosto puntare a migliorare e semplificare il processo tecnico-amministrativo utile al raggiungimento di tali processi nei luoghi “disagiati”.  Chiediamo piuttosto che si focalizzi l’attenzione sul patrimonio edilizio in abbandono e in disuso per rigenerarlo con nuovi obiettivi qualificanti. Che il PRG affronti le nuove problematiche emergenti per rendere la città più resiliente e con maggiore adattamento alle problematiche ambientali
        Riteniamo che la città storica vada preservata da ogni sorta di modifiche, come prevede il PRG, e che occorra risolvere la grave totale mancanza di “Tutela” determinata dall’inganno del PTPR il quale rimanda a regolamenti UNESCO inesistenti ed impossibili da esistere, considerato che questo non è organismo di diritto alla pianificazione. Il gravissimo VULNUS pone grossi dubbi sui contenuti di “civiltà” presenti nelle istituzioni operanti.
        Si chiede pertanto, all’ Amministrazione, al Sindaco e all’Assessore Veloccia, al Presidente CC di voler aprire sui temi suddetti un confronto pubblico allargato ai cittadini e alle tante associazioni che si occupano della città ed operano con l’intento di migliorarla. Si chiede, inoltre, che i temi trattati siano comunque trattati in sede Consiliare e che qualsiasi modifica alla NTA del PRG debba essere materia di Assemblea Capitolina.



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